Non avevo mai pensato all’India come meta per un viaggio, o quantomeno non era in cima alla lista delle mie priorità. Con la scusa di assistere a un matrimonio nella città di Pune come invitato degli sposi e come fotografo, ho colto l’occasione per pianificare una visita a varie città del nord in solitaria. Inizialmente non sapevo cosa mi sarei aspettato, ero un po’ scettico e l’idea di affrontare un viaggio da solo in un continente con una cultura a me sconosciuta mi aveva messo sì tanta curiosità e voglia di avventura, ma anche tanta agitazione.

Non è certamente un viaggio facile, soprattutto da soli, ma ho scoperto che l’India va vissuta senza i comuni limiti a cui noi occidentali siamo abituati e che bisogna lasciarsi trasportare dalle sue atmosfere, dal suo popolo e dalle loro usanze. La povertà e il degrado quasi ad ogni angolo di strada, la guida spericolata dei tassisti e il tasso di smog alle stelle sono state le prime cose che mi hanno impressionato, ma dopo alcuni giorni ho conosciuto meglio la loro cultura e mi sono lasciato andare cogliendo con stupore la vera bellezza di questo continente.

La prima tappa è stata Jodhpur, dove mi sono avventurato per i vicoli della città blu alla ricerca di antichi pozzi a gradini (chiamati anche baoli), assistendo a incontri ravvicinati con elefanti, scimmie e scoiattoli, per arrivare infine a esplorare un tempio idù e l’antico forte del maharaja.

Ho visitato in seguito Nuova Delhi,  una città tanto affascinante quanto difficile. Tasso di smog alle stelle, driver di taxi e tuk tuk che ti perseguitano per offrirti proposte di ogni tipo e tanto degrado, soprattutto in Old Delhi. Però vince il suo fascino, con luoghi nascosti da scovare dietro ogni angolo dei bazar, monumenti storici che contrastano con la modernità dei grattacieli. Una città che, se superati i propri limiti, fa uscire in modo appagante dalla propria comfort zone.

La terza tappa l’ho dedicata a Varanasi. Qui la povertà si avverte e si vede ancora di più rispetto alle altre città, ma rimane comunque un luogo che riesce a catturarti spiritualmente. Percorrere le strade colorate verso i gath, risalire in barca il Gange immerso nelle luci e nei colori di alba e tramonto, assistere a cremazioni funerarie e cerimonie induiste. Un’esperienza tanto forte quanto unica. Forse quella che più porto nel cuore.

Infine ho avuto l’opportunità inaspettata di visitare anche Mumbai, grazie alla cancellazione del mio volo di rientro in Italia. Ho passato alcuni piacevoli momenti con nuove conoscenze di viaggio, riuscendo a dare uno sguardo veloce a più luoghi di questa metropoli indiana. Una città che si divide in modo netto tra povertà e ricchezza. Lo si percepisce attraversando le zone dell’immenso slum di Dharavi, la baraccopoli resa nota a molti dal film The Millionaire, per poi passare alla vita mondana e più agiata del quartiere Colaba, il più turistico e pieno di locali.

Un’esperienza unica e che mi ha colto di sorpresa. Un viaggio che ricorderò per sempre grazie alla numerosa serie di foto che ho scattato, ma reso indimenticabile soprattutto dagli sguardi e dai sorrisi di un popolo ricco di grande umiltà.





0.Comments

    Leave a Comment